Sturmscharfuhrer - 1° Battaglione Waffen SS "Vendetta"

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Sturmscharfuhrer - 1° Battaglione Waffen SS "Vendetta"
- Fronte di Anzio /Nettuno - Marzo 1944

Ditta "SOLDATI" scala 1/35
Pittura acrilico Ugo Giberti
Foto - Atelier Master Miniatures e Aleks Michelotti

 

Le SS italiane , chi erano?

Nel corso del secondo conflitto mondiale le Waffen-SS, che si distinguevano dalle comuni SS per il fatto che esse rappresentavano delle unità combattenti d'élite, giunsero a contare ben 900 mila uomini distribuiti in 38 divisioni.
Accanto ai reparti tedeschi si costituirono molte altre unità di diversa provenienza e nazionalità. Tra di essi, sul finire del 1943 si costituirono le Waffen-SS Italiane. Andiamo per fasi: tale formazione era solo parente delle Waffen SS nel senso che era inquadrata da personale SS ma armi e materiali erano della ordungspolizei. Ciò era evidenziato dall'assenza del nome SS e delle relative mostrine (rosse e senza rune). Solo a seguito del valoroso comportamento in battaglia ad Anzio degli uomini dell'Obersturmbannfuehrer Carlo Federigo Degli Oddi il ReichsFuhrer SS Himmler concesse ai volontari italiani di fregiarsi del titolo di SS effettive. Unica eccezione fu il battaglione “Debica” formatosi in Polonia nel novembre '43 al comando del maggiore bersagliere Guido Fortunato e che, addestratosi in un poligono SS, venne da subito indicato come reparto SS. Gli appartenenti portarono sempre le mostrine nere e spesso, pur non autorizzati, le rune SS. Con la nascita delle unità armate SS tutti i volontari italiani portarono le mostrine nere. Nell'aprile '45 a guerra quasi conclusa la forza totale della legione era di 6.500 uomini effettivi.

Le prime unità delle SS Italiane furono addestrate in Germania a Musingen, dove alla metà di ottobre si trovavano già 13362 uomini arruolati tra volontari ed ex-internati nei campi tedeschi dopo l'8 settembre. Non era infatti ancora prevista, e non lo fu fino al gennaio 1944, alcuna misura di arruolamento in Italia.
Il 1° febbraio '44 ha ufficialmente inizio il reclutamento volontario in Italia per completare i reparti della Waffen SS che, oltre a contrastare i partigiani, avrebbero dovuto battersi al fronte contro gli angloamericani. A tale scopo era prevista una severa selezione per individuare gli uomini idonei a recarsi in Germania, per ricevere un addestramento di prim'ordine ad opera della Waffen SS di concerto con l'esercito tedesco.
I reparti operativi vanno distinti in unità combattenti e di riserva. Le prime erano inquadrate nella brigata divenuta nel aprile '44 la "29° Waffen Granadier Brigate der SS". Era un'unità di fanteria su due reggimenti, 81° e 82° SS, un reggimento di artiglieria, un battaglione di fucilieri, una compagnia pionieri, una compagnia trasmissioni, una compagnia complementi, e le unità di supporto per un totale all'aprile '45 di 5.000 unità sulle 6.500 della legione.

Le SS Italiane furono in conclusione composte da militari che accettarono di agire al comando di ufficiali germanici. Tutti i gradi più importanti erano tedeschi e gli stessi ordini per gli ufficiali superiori erano dati in lingua germanica. Le divise, a differenza delle SS tedesche, avranno inizialmente mostrine rosse e solo in seguito diverranno nere anche se per non tutti i reparti.
I gradi erano ordinati secondo la gerarchia tedesca. Sui berretti e sugli elmetti erano presenti il tipico teschio d'argento e le due SS stilizzate. Unici segni distintivi erano un'aquila su un fascio littorio e verso la fine del '44 il simbolo delle tre frecce incrociate racchiuse in un cerchio da portare sulla mostrina destra.
Anche il giuramento aveva una forma particolare: le SS italiane infatti dichiaravano obbedienza ad Adolf Hitler.

Le Waffen-SS Italiane furono tra le prime truppe italiane a riprendere la guerra contro gli alleati. L'occasione per farsi valere si presentò nel Febbraio del 1944 quando 1° Btl-Freiw. Waffen-SS- Vendetta comandato dal Colonnello Carlo Federico degli Oddi venne inviato sul fronte di Anzio aggregato alla 715° divisione di fanteria tedesca, nel settore del cosidetto Canale Mussolini, che resistette all'incedere del nemico per oltre 70 giorni perdendo 340 uomini su un totale di 650 componenti e meritandosi ben 22 Croci di Ferro. Equipaggiati con il normale armamento di fanteria italiano (moschetto modello '91), e qualche mitra Beretta, contro le forze alleate dotate di armi automatiche e appoggiate dai mezzi corazzati, le SS italiane respinsero tutti gli assalti nemici pagando pero un alto tributo di sangue.
Il 27 aprile 1944 venne emanato l'ordine del giorno firmato da Karl Wolff che recitava:
"Il comandante supremo delle SS ha disposto per ordine del Fuhrer la costituzione della 1° Brigata Italiana Granatieri SS (Waffen Granadier Brigate der SS).
In base a questo la 1° Brigata d'Assalto porterà con effetto dal 27.04.1944 la suddetta denominazione. Ciò significa un riconoscimento del comandante supremo per l'attività svolta da ufficiali, sottufficiali e legionari".


Tutto ciò portò al permesso per i combattenti di Anzio e successivamente per tutti, di fregiarsi delle mostrine nere; sulla sinistra il grado mentre sulla destra un distintivo da designare (non era concesso portare le due rune che spettavano solo ai reparti tedeschi) e che fu creato successivamente: tre dardi incrociati. Le gravi deficienze di materiali non consentirono il totale rinnovamento e molti legionari portarono fino al termine del conflitto le vecchie mostrine rosse. Inoltre, sulla manica sinistra venne cucito l'emblema nazionale: un'aquila con il fascio littorio.
Nel mese di maggio entrò in azione sul fronte di Civitavecchia il Battaglione SS Italiane Debica, così chiamato dal luogo di addestramento in Polonia. Esso sostenne diversi scontri anche sulla linea difensiva tra Civitavecchia e Fiumicino.

In seguito alla ritirata venne creato il Kampfgruppe Binz comandato dal Tenente Colonnello Franz Binz che raggruppò i due battaglioni e che risultò attivo successivamente nella lotta ai partigiani nel piacentino.
Dall'agosto al novembre 1944 una grossa aliquota della Brigata venne impiegata in funzione antipartigiana in Piemonte dove, tra gli altri, morì in azione il comandante del Battaglione Debica, Capitano Dal Dosso.

Con l'avanzata delle truppe alleate, i legionari SS continuarono la loro lotta per difendere le retrovie alle forze tedesche. Dalla Germania iniziarono ad arrivare altri reparti di volontari SS di ritorno dai campi di addestramento: alcuni vennero concentrati in Piemonte, a Barengo e nelle frazioni vicine. Venuti a contatto con la realtà della guerra civile, la maggior parte dei nuovi volontari preferì disertare, ritenendo ormai inutile continuare a combattere.

Il 20 aprile 45' , il "Debica" era ancora attestato nella valle del Nure: i legionari avevano scavato trincee, piazzato cannoni, creato sbarramenti per frenare gli alleati che erano già giunti a Parma. Il "Vendetta" invece, era attestato a Rivergaro , venti chilometri a sud di Piacenza con il compito di impedire ai partigiani di scendere a valle

Il 25 aprile, Franz Binz ordino la ritirata ai suoi legionari, nello stesso momento in cui Mussolini stava andando a Milano a trattare, tramite il cardinale Schuster, con il Comitato di Liberazione Nazionale. Durante la ritirata, gli uomini del Binz, a Santo Stefano attaccarono un gruppo partigiano che teneva prigionieri 350 fascisti e si impossessarono di dodici autocarri per poi proseguire verso Somaglia. Sempre nella giornata del 25 aprile, a Vighizzolo di Cantù, nel comasco, i partigiani attaccarono un reparto del genio delle SS italiane, composto da circa 80 uomini: dopo un breve ma intenso combattimento i legionari si arresero. In loro aiuto giunsero da Alzate e da Brenna due autocarri con SS italiane e tedesche e dopo un'altra sparatoria con morti e feriti da entrambe le parti, i partigiani ebbero la meglio . L'ultima brigata si arrese a Gorgonzola, nei pressi di Milano, ai carri armati americani, senza sparare un colpo. Anche le SS italiane furono purtroppo protagoniste di rappresaglie ed eccidi ( le stragi di Bucine, Cavriglia, Civitella della Chiana, nell'aretino, di Bardine e di San Terenzio in provincia di Massa Carrara, dove le SS italiane massacrarono 160 civili rastrellati nella vicina Pietrasanta ) di cui si macchiarono sul nostro territorio sia i tedeschi che i fascisti, in quel tremendo periodo storico legato alla lotta di liberazione.

    Il Figurino

Il figurino della ditta SOLDATI è realizzato in resina di colore giallo,dalle abili mani di Nino Pizzichemi e nella mia confezione presenta un solo difetto veniale di stampaggio, mancando un frammento di cinghia del tascapane; per il resto non ci sono problemi di assemblaggio anche perché i pezzi sono ridotti al minimo. Ho aggiunto alla dotazione una boraccia e una vanga tedesca, accessori in plastica Tamiya e Dragon. Molto accattivante la posa, fiera e impettita, così come il vestiario, con il telo mimetico utilizzato quale indumento sotto l'equipaggiamento. La riproduzione delle prime mostrine a fondo rosso danno un tocco di singolarità a questo pezzo che, con alcune modifiche si presta a diverse interpretazioni. Il figurino è stato dipinto ad acrilico con colori Andrea, Vallejo e Citadel. L'ambientazione è costituita da una pavimentazione ottenuta incidendo un foglio di polistirolo ad alta densità per riprodurre il selciato in granito, poi ricoperto di gel acrilico e quindi dipinto con tinte acriliche, grigi, verdi e blu e lavaggi con gli inchiostri Citadel oltre al trasparente lucido vallejo per riprodurre le piccole pozzanghere.. La fontana in resina è un accessorio che ben si presta a riempire la scena: nelle immediate retrovie il legionario SS tenta di procurarsi acqua, un bene assai prezioso al fronte, come il carburante e le munizioni. Le taniche e i contenitori abbandonati accanto alla fontana completano lo scenario. La fontana è dipinta con Bronze green 897,su cui ho applicato lavaggi di nero, terra tostada e chine Citadel seppia e marrone.

Colori (V vallejo, AC Andrea Color, C Citadel)

Incarnato . L'incarnato è stato realizzato con il Flesh paint set di Andrea miniaturas : base 2 scurita con lavaggio di ombra 5 , ho ripreso con base 2 per dare le prime luci con aggiunta di luce 3 . Poi non soddisfatto del risultato ho schiarito con carne dorada vallejo 70845 e carne base708145, alternando con alcuni diluitissimi lavaggi di skin wash Citadel che mantiene i toni caldi. Ultime luci con Carne clara 70928. sulle gote lavaggio con cuio rosso 818 + vermillione 909

Divisa . Il grigio verde italiano non è semplice da realizzare , io ho cercato di riprodurlo, ovviamente tenendo presente l'usura e la scarsa qualità del tessuto, con una mescola di Vallejo Bronze green 897- 920 german uniform – field gray v 830 – (field blu 964 solo x la giubba) Ombre con aggiunta progressiva al field gray di nero e di marrone per la parte bassa dei pantaloni. Prime luci aggiungendo alla base gris verdoso 886 , seconde luci con aggiunta di gris pedra 884 (onnipresente) , ultime luci aggiunta di poco Deck tan 986 .

Porta maschera : Unif inglese AC 2 + field drab 873 – prime luci aggiunta kaki 988, utime luci con aggiunta gris pedra 884. Ombre e lavaggio con nero per poi riprendere uniformare con la mescola di base.

L'elmetto , riprodotto molto usurato, è stato dipinto con gli stessi colori della divisa, aggiungendo più nero e satinato alla base, utilizzando poi ocra verde 914 e arena 847 x sporcarlo. Si noti la riproduzione dello scudetto con le rune che, per gli italiani, era dipinto sul lato sinistro contrariamente a quello che avveniva le altre waffen SS.

Mimetica.

Il fondo rossastro è realizzato con una mescola di V Mogano 846 – V Marron Rojo 982 – Andrea Brown 17 – ombre e con lavaggio di Terra tostada 941 –Luci con aggiunta di V cuoio rosso 818 – orange brown 981 e arena marron 876.

Macchie verdi : fondo 920 +nero , schiarito con 920, luci con ocra verde 914, luci ultime con aggiunta arena 847

Macchie gialle : Us Field drab 873+ Ocra verde 914 , luci 914 + dark sand 847

Infine lavaggio generale, con diverse mani leggere e ripetute, di terra tostada , nero e marron violet 887 per le parti più basse ed in ombra.

Basetta 5x5 della ditta "Il Basetta", targhetta realizzata a computer su carta color pergamena, rivestita di tape trasparente Schotc 3M blend.

Bibliogfrafia

Indispensabili il testo di Guido Rosignoli " RSI uniformi, distintivi, equipaggiamento e armi" Editore Albertelli e quello della Osprey il n 420 collana Men at Arms "the Waffen ss (4)". Ho utilizzato anche “Le forze armate della RSI” di Carlo Cucut editore Gruppo Modellistico Trentino e l'ormai introvabile testo di Ricciotti Lazzero "Le SS Italiane" editore Rizzoli.

 

Ugo Giberti