Ufficiale dei Bersaglieri- Custoza 1866

 

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Ufficiale dei Bersaglieri - Regno d'Italia - Custoza 1866

Pezzo Pegaso, 54mm - Pittura ad acrilico Ugo Giberti

 

Un po' di Storia

Custoza , la via italiana alla sconfitta.

Il generale Govone si è battuto molto bene, ma perché non è stato sostenuto? Bisognava sostenerlo! Bisognava sostenerlo!" Questo interrogativo che il maresciallo Moltke, maestro prussiano della strategia, si poneva nel 1868 non trova precisa risposta neppure oggi. Tuttavia una rievocazione di quelle vicende ci sembra utile perché gli errori di Custoza e di Lissa (1866), come più tardi quelli di Adua (1896), non sono molto diversi da quelli del 1917 e del 1940-43. Dal mare di mediocrità e d'inettitudine emerse sempre qualche figura luminosa. E' questo il caso di Giuseppe Govone, il generale che a Custoza stava per vincere e avrebbe certamente vinto se come diceva Moltke fosse stato sostenuto ed è probabile che un successo nella nostra prima prova militare unitaria ci avrebbe poi risparmiato frustrazioni e complessi d'inferiorità gravidi di conseguenze.

Nell'estate 1866 il giovane Regno d'Italia rompe in guerra contro l'Austria trovandosi in condizioni ideali: l'alleanza con la Prussia ci dà una superiorità di 3 a 1 sulle forze austriache del Veneto al comando dell'Arciduca Alberto. Tuttavia saremo battuti non solo per terra ma anche per mare dove pure la nostra flotta è più numerosa di quella avversaria.

Le ostilità si aprono il 23 giugno. Tre quinti dell'esercito regolare (12 divisioni di fanteria, 1 divisione e 2 brigate di cavalleria, in tutto 101.660 fucili, 7.074 sciabole e 282 cannoni) sono a ridosso del confine, sul Mincio tra Mantova e Peschiera. Il comando nominale è al re Vittorio Emanuele II, quello effettivo ad Alfonso Lamarmora, presidente del Consiglio fino a pochi giorni prima. I comandanti dei tre corpi, ciascun forte di quattro di­visioni, sono Durando (I), Cucchiari (II) e Della Rocca (III). Le restanti 8 divisioni di fanteria con due brigate di cavalleria (63.798 fucili, 3.000 sciabole e 354 cannoni) formano un corpo distaccato (IV) dislocato molto distante sul basso Po, agli ordini di Enrico Cialdini.

L'elenco delle forze italiane non sarebbe completo se dimenticassimo i circa 40.000 volontari di Garibaldi, concentrati in parte verso il Trentino, ma con alcuni reg­gimenti ancora in Puglia dove potrebbero servire imprese di sbarco sul litorale dalmata.

Il 23 giugno il I° e il III° corpo di Lamarmora iniziano il passaggio del Mincio con 7 divisioni tra Monzanbano e Goito: due ponti sono gettati in più di quelli permanenti trovati intatti, cosa che dovrebbe insospettire. I fanti sono preceduti dalla divisione di cavalleria che deve esplorare il terreno, ma che in realtà - col pretesto della stanchezza dei cavalli - non si spinge oltre Villafranca. Nessuno perciò si accorge che tutto l'esercito austriaco (71.800 fucili, 3.500 cavalli e 168 cannoni, ripar­titi in tre corpi ciascuno su tre brigate, oltre ad una divisione di riserva) sta rioc­cupando le alture a ridosso del Mincio, i colli di Custoza e Somma Campagna dove già nel 1848 era stato battuto l'esercito di Carlo Alberto: un terreno noto in ogni particolare agli austriaci che da decenni ne hanno fatto il teatro delle loro esercitazioni.

La battaglia consiste in uno scacco non grave a sinistra, uno scacco più grave al centro dove però l'iniziativa di Govone ci ridà momentaneamente la vittoria che potrebbe essere definitiva se vi concorresse la destra che invece rimane assurdamente immobile benché nessun nemico le stia più dinanzi.

Al centro, la 3^ divisione granatieri, benché inizial­mente sorpresa dal cannone nemico, prende di slan­cio le alture di Custoza rovesciando gli austriaci nel vallone di Staffalo. Ma prima delle 10:00 il IX° corpo austriaco riconquista Custoza mettendo in fuga la mag­gior parte dei granatieri e ferendo Amedeo di Savoia, secondogenito del re.

Effetti materiali insignificanti ma straordinari quelli morali: il gen. Della Rocca, comandante del nostro III° corpo, non vorrà più muovere da Villafranca le divisioni Bixio e principe Umberto, con­vinto a suo dire - d'aver di fronte mezzo esercito nemico. Non è vero e Della Rocca potrebbe saperlo se mandasse in ricognizio­ne anche uno solo dei sei reggimenti di cavalleria ai suoi ordini.

A mezza mattina l'esercito italiano non ha più un capo. Lamarmora, impressionato dalla fuga dei grana­tieri e dal panico tra i carriaggi, se ne va a Valeggio per organizzare la ritirata. Lascia un solo ordine a Della Rocca, quello di tenere fermo l'esercito a Villafranca. Ordine poco chiaro, ossia non quello di tenere comunque il possesso di Villafranca bensì quella di non muoverne mai e per nessuna ragione uno solo dei 20.000 soldati che vi si erano am­massati.

Intanto fra le 10:00 e le 11:00 si sviluppa sulle alture centrali il contrattacco delle di­visioni Cugia e Govone. La prima rioccupa vittoriosamente Monte Torre e Monte Croce. Il Govone, che all'inizio ha una sola brigata essendo stata l'altra trattenuta dal Della Rocca che poi gliela restituirà, si trova di fronte alla posizione Custoza-Belvedere fortemente occupata dagli austriaci asserragliati nel cimitero e in quattro o cinque grosse cascine. Il generale monta un attacco in piena regola. Deposti gli zaini, la fanteria muove accompagnata dal tiro abile, benché non molto nutrito, di soli 16 cannoni, poi rinforzati da una batteria a cavallo di 5 pezzi. Verso le 11:30 i bersaglieri del 27° battaglione riconquistano Custoza al suono delle trombe cui fanno eco gli " urrà!" dei pochi granatieri che vi resistevano accerchiati. Un ritorno offensivo da monte Belvedere è respinto dall'artiglieria e dal 51° fanteria. Poi alle 14.45 anche Belvedere è preso d'assalto e con esso cadono a una a una tutte le cascine fortificate i cui occupanti sono fatti prigionieri.

Segue un immediato contrattacco austriaco che però è rigettato soprattutto grazie al valore del 34° e 35° fanteria. « Alle 15.30 » scrive Govone nel suo rapporto « le posizioni tutte erano nostre. L'artiglieria cominciava a essere scarsa di munizioni. » Gli austriaci si ritirano di qualche chilometro fino a monte Molimenti, incalzati dai bersaglieri che li inseguono per mille metri oltre Belvedere.

Per un attimo Govone crede vinta la giornata .

Verso le 16 forti movimenti di colonne austriache fanno capire a Govone che si prepara un contrattacco ed è allora che egli rivolge per iscritto a Della Rocca la sua quarta invocazione di soccorso: « Le mie truppe hanno respinto tre volte gli attacchi del nemico. Da ieri non mangiano; sono spossate dalla fatica e da, lungo combattimento. Non potrebbero resistere contro un nuovo attacco. Ma se V.E. mi manda un rinforzo di truppa fresca, m'impegno di dormire sulla posizione. Il biglietto è recato al Della Rocca dal sottotenente Manara (nipote di Luciano) ma il comandante del III° corpo resta irremovibile Eppure, a ben vedere, Govone chiede poco, troppo poco: un semplice rinforzo per tenere Custoza.

Sarebbe stato dovere del suo superiore non solo accordare il rinforzo, cosa facilissime dato che non più di tre chilometri separano Villafranca dall'altura di Custoza, ma altresì capire che, con mossa decisa, si poteva infliggere agli imperiali una disfatta strategica. Ma per fare questo bisogna "vedere" la battaglia. E per vedere bisogna servirsi della cavalleria, occhio dell'esercito. Della Rocca si dimentica della cavalleria. Con una cavalcata di venti minuti po­trebbe andare di persona a Custoza e rendersi conto della situazione. Invece se ne va a bere birra al caffè di Villefranca rispondendo negativamente alle richieste dei suoi divisionari Bixio e Principe Umberto che fremono dal desiderio di accorrere alle alture: stiano fermi e si preparino perché gli austriaci li at­taccheranno.

Le conseguenze sono inevitabili. Alle 17:45 le divisioni Govone e Cugia, attaccate da 23.000 uomini con 88 cannoni, lasciano le alture, salvando i pezzi e contendendo il passo al nemico in sanguinose azioni di retroguardia. A notte tutti gli italiani ripassano il Mincio con 7048 perdite contro 7646 avversarie. Gli austriaci non osano inseguire, dato che il nostro esercito ha ancora sette divisioni fresche corrispondenti numericamente all'intero esausto esercito imperiale. Ma quando Govone raggiunge il Quartier Generale apprende che Lamarmora ha deciso la ritirata su Cremona e Piacenza. Dapprima Govone riesce a persuadere Lamarmora a contrordinare il movimento, ma poi questi decide di ripiegare almeno dietro l'Oglio. Incontratosi con Della Rocca, Govone chiede rispettosamente perché mai gli abbia negato i soccorsi. E Della Rocca: «Bravou chiel e mi chi avia la cavaleria austriaca an facia! ». Narra Govone: «Non potei trattenermi e gli risposi: "A me è stato detto che v'erano due squadroni di ulani contro due divisioni!".

Ai soldati italiani, in questa battaglia, viene universalmente riconosciuto grande valore, penalizzati però, dalla sfortuna di non essere adeguatamente comandati dai comandi superiori. Più efficienti furono invece quelli intermedi, si può osservare infatti, che la ritirata ebbe un buon esito molto probabilmente perché i comandi superiori, scossi dalla sconfitta, non se ne occuparono adeguatamente, permettendo ai comandi inferiori di prendere l'iniziativa.

La battaglia di Custoza era persa, ma la guerra fu vinta grazie a successive vittorie italiane e alle armi prussiane che, a nord, travolsero l'esercito imperiale e lo costrinsero alla resa nonché a cedere ai propri alleati mediterranei, (che comunque avevano contribuito alla vittoria anche costringendo gli austriaci a dividere le forze tra Italia e Prussia) Mantova e il Veneto.

 

Il Figurino

Ho realizzato questo figurino, (scolpito da Andrea Jula per Pegaso, quale pezzo commemorativo al Mondiale di Roma 2002) applicando tutte le modifiche uniformologiche che, in una approfondita discussione tenuta nel forum del sito Soldatinari.it, l'amico "Fante 71" ha suggerito nel commentare il pezzo in questione stupendamente dipinto da Giovanni Azzarà.

Le modifiche sostanziali sono state: l'eliminazione delle spalline da ufficiale perché non indossate durante le campagne - i cinturini in cuoio nero verniciato degli ufficiali dei bersaglieri erano foderati in panno cremisi che faceva anche da filettatura di circa 2 mm ., che ho reso nella cintura bordandola appunto di cremisi - non ho dipinto la filettatura cremisi al petto perché non è corretta - i guanti erano in pelle nera; questi ultimi potevano essere anche bianchi ma erano portati solo in parate e grande uniforme - ho lasciato solo 3 bottoni sulle maniche (non 4 come sul pezzo) e ho dipinto in nero la dragona della spada che in campagna non era quella intrecciata color oro - sostituzione della parte terminale della fascia blu da ufficiale, utilizzando una con nappe, non presenti in quella del kit.

Il blu turchino dell'uniforme è ottenuto con una mescola di Blu Carabinieri della Puravest - Nero -Terra tostada - Rosso arancio, tutti Vallejo , schiarita sempre più prima con arena oscura , poi carne base e ombreggiata con l' aggiunta progressiva di nero. Il Cremisi, meno rosso di come risulta dalle foto, è ottenuto con una mescola di Rosso-Rosa antico- pastel blu Vallejo, ultime luci con flash basico. Per il viso ho utilizzato il set incarnato dell' Andrea e il Carne base (V): ho steso la base 2 , ovvero quella più scura, poi ho fatto un lavaggio leggero e uno mirato, meno diluito, di terra tostada; quindi ho iniziato ad evidenziare le zone in luce riutilizzando il base 2 che poi, con almeno 6/7 passaggi, è stato pian piano schiarito con flash base Vallejo. Contestualmente, ho iniziato a definire le ombre, prima con un marrone arancio,poi con rojo scuro, infine con viola e terra tostada; gli zigomi hanno ricevuto velature di rosso cuoio e carminio. I metalli sono ottenuti con colori metalizzati acrilici Citadel e Vallejo. Al copricapo ho aggiunto diverse piume realizzate con milliput per rendere più folto il piumaggio .

 

Ambientazione

Sulla base del "Basetta" di 5x5, ho applicato la base originale arricchendola con composto acrilico di pietra pomice Maimeri e sabbia per gatti a cui ho aggiunto la bella erba artificiale e fiori Green Line della ditta Fredericus Rex fornitami dall' amico Paolo di Modellismo48.it . Quest' erba sintetica, prodotta in una gamma vastissima, con diversità di colori, dimensioni e forme, si adatta benissimo al terreno non ancora asciutto e può poi essere dipinta e sfumata, per coordinarla, con la tinta scelta per riprodurre il terreno; pur avendo la base adesiva è stata assicurata al suolo con vinavil. Targhetta ottenuta a computer e rivestita con scotch trasparente 3M.

Il figurino , è l'ultimo dei quattro del display che ho voluto dedicare al corpo dei bersaglieri e al nostro Risorgimento.

Foto del paziente e disponibile Aleks Michelotti.

 

Ugo Giberti