Volontario Legione Italiana - Roma 1849

 


Volontario Legione Italiana - Repubblica Romana 1849
Pittura ad acrilico Ugo Giberti
Modifiche pezzo Pegaso cod 54-212 Bruno Carruolo
Foto Atelier Master Miniatures

 

 

Un po' di Storia: 1849 la Repubblica Romana

La difesa di Roma

La difesa di Roma è organizzata dal generale Avezzana.

Vengono formate quattro brigate.

- La prima brigata, agli ordini di Giuseppe Garibaldi, deve difendere il settore tra Porta Portese e Porta San Pancrazio, nella zona del Gianicolo. La brigata è costituita dalla legione garibaldina, dal battaglione dei giovani reduci, dal battaglione universitario, dalla legione degli emigrati, dai finanzieri per un totale di 2.700 uomini.

Garibaldi, nato a Nizza, ha 42 anni.

- La seconda brigata, agli ordini del colonnello Luigi Masi, deve difendere la zona tra Porta Cavalleggeri e Porta Angelica.

Luigi Masi, nato a Petrignano d'Assisi, ha 35 anni.

- La terza brigata, agli ordini del colonnello S. Savini, deve difendere le mura sulla sinistra del Tevere. E' costituita da circa 400 uomini.

- La quarta brigata, agli ordini del colonnello Bartolomeo Galletti, costituisce la riserva, pronta ad intervenire dove potrebbe esserci bisogno. Fanno parte delle quarta brigata la legione romana, gli zappatori del genio, i carabinieri per un totale di 3.000 uomini. Bartolomeo Galletti, nato a Roma, ha 37 anni.

 

La battaglia del 30 aprile

Alle ore 11 del 30 aprile i francesi attaccano su due direttrici: Porta Cavalleggeri e Porta Angelica.
Garibaldi si trova fuori le mura nei pressi di Villa Pamphili. Prende i francesi di fianco.
Il generale Galletti esce da Porta San Pancrazio.
Alle 16 l'ala destra francese cede sotto la pressione di Garibaldi e Galletti.
Anche Masi riesce a mettere in difficoltà i francesi a Porta Angelica.
Alle 17 i francesi si ritirano lungo la via Aurelia antica. Garibaldi li insegue fino a Malagrotta.
Il primo maggio Garibaldi chiede rinforzi per attaccare e distruggere il contingente francese in fuga. Ma Mazzini lo ferma. Spera ancora di poter trattare con i francesi ed una strage od una umiliazione non farebbero che rendere più difficoltose le trattative. Garibaldi obbedisce malvolentieri.
Oudinot comprende di non poter vincere con le truppe a disposizione, si attesta vicino Roma e chiede rinforzi a Parigi.
Il 7 maggio Luigi Napoleone scrive ad Oudinot che avrà i rinforzi necessari.

Le trattative Lesseps-Mazzini

Il 9 maggio Ferdinand Lesseps, un diplomatico plenipotenziario, delegato da Luigi Napoleone, parte da Tolone per Civitavecchia. Gli è stato dato un mandato volutamente equivoco.
Le elezioni legislative francesi vengono effettuate il 13 maggio.
I risultati si conoscono il 15 maggio. I monarchici e i clericali ottengono la maggioranza (450 seggi su 750). I democratici sono al 35% dei voti.
Il 15 maggio Ferdinand Lesseps arriva a Roma.
In buona fede Lesseps inizia le trattative con Mazzini.
Il 16 maggio viene firmata una tregua di 20 giorni.
Il 29 maggio il Ministro degli Esteri francese scrive a Lesseps:
"Il governo della Repubblica francese ha posto fine alla vostra missione. Vogliate ripartire appena ricevuto questo dispaccio".
Il 29 maggio il Ministro della Guerra francese scrive a Oudinot che i rinforzi erano partiti da Tolone e che doveva affrettare le operazioni per la conquista di Roma. Oudinot avrà a sua disposizione 36.000 uomini.
Il 31 maggio i triumviri e Lesseps firmano la convenzione.
Il primo giugno Oudinot respinge l'accordo. Il primo giugno Oudinot comunica ai suoi ufficiali la ripresa delle ostilità.

Gli austriaci invadono l'Emilia-Romagna e le Marche

Il 6 maggio gli austriaci occupano Ferrara.

Il 17 maggio, conquistata Bologna, gli austriaci vi insediano nuovamente un governatore nominato dal papa.

Cadono in mano austriaca anche Imola, Forlì, Cesena, Rimini.

In breve tutta l'Emilia-Romagna ritorna sotto il dominio papale.  Ancona viene assediata. Cadrà il 19 giugno.

 

I borbonici invadono il Lazio meridionale

Ai primi di maggio un esercito borbonico con 16.000 uomini, guidato da re Ferdinando II, entra nel territorio della Repubblica Romana.

Mazzini manda Garibaldi a fermarli. Con Garibaldi sono Manara, i fratelli Dandolo ed Emilio Morosini.

Il 9 maggio Garibaldi sconfigge 7.000 napoletani a Palestrina.

Il 13 maggio il generale Pietro Roselli è nominato capo delle forze armate e Carlo Pisacane capo di stato maggiore

Il 16 maggio Roselli con 11.000 uomini esce da Roma e si dirige su Albano dove si trova Ferdinando II con le sue truppe.

Ma re Ferdinando, saputo della tregua firmata dai romani con i francesi, decide di ritirarsi a Velletri.

Garibaldi con una marcia forzata raggiunge Valmontone per tagliare la strada ai napoletani.

Roselli ordina a Garibaldi di attendere il suo arrivo.

Garibaldi non obbedisce e il 19 maggio attacca e mette in fuga i napoletani che si ritirano a Velletri.

Roselli arriva la sera del 19 davanti a Velletri.

Il 20 maggio Roselli scopre di essere arrivato tardi. I borbonici sono a Cisterna e si stanno ritirando nei loro confini.

Garibaldi li insegue anche in territorio napoletano.

Il 29 maggio Garibaldi è ancora vittorioso sui borbonici a Rocca d'Arce.

Un ordine del triumvirato ferma Garibaldi che sta avanzando in territorio napoletano.

Gli austriaci hanno invaso l'Emilia-Romagna e le Marche. Occorre l'opera di Garibaldi contro di loro.

Il 31 maggio Garibaldi arriva a Roma, ma non potrà partire contro gli austriaci, perché i francesi il primo giugno riprendono le ostilità. Roma stessa è minacciata.>

 

I francesi attaccano proditoriamente Roma (3 giugno)

Il primo giugno Oudinot annuncia la ripresa delconflitto per il 4 giugno.

Ma alle ore 3 del 3 giugno i francesi, non rispettando la tregua, attaccano. Sono in 20.000. Hanno 36 cannoni da campagna e 40 da assedio.

Vengono occupate Villa Pamphili, Villa Corsini e il casino dei Quattro Venti.

Garibaldi alle ore 5, con pochi uomini, interviene per bloccare i francesi e riprendere le postazioni perdute fuori Porta San Pancrazio.

Daverio viene ucciso. Nino Bixio viene ferito al fianco. Masina è ferito al braccio.

Alle ore 9 arrivano i bersaglieri di Luciano Manara. Roselli li aveva bloccati a Piazza del Popolo tenendoli di riserva.

Alessandro Calandrelli comanda l'artiglieria.

Garibaldi si trova con circa 6.000 uomini contro 16.000. Deve difendere la zona compresa tra Porta Portese e Castel Sant'Angelo.

I francesi conducono un'azione diversiva su Ponte Milvio.

Cade Enrico Dandolo, nato a Varese. Aveva 22 anni.

Alle 18 si combatte ancora.

A sera Goffredo Mameli, già ferito il 30 aprile a Porta Cavalleggeri, viene ferito ad una gamba, che sarà amputata. Morirà il 6 luglio per le conseguenze.

E' ormai notte quando interviene anche il reggimento Unione.

Ma il casino dei Quattro Venti resta in mano ai francesi. I romani controllano ancora il Vascello.

La battaglia era durata 16 ore.

Garibaldi aveva perso 500 uomini. Manara 200.

A Garibaldi erano rimasti solo 2 ufficiali di Stato Maggiore, tutti gli altri erano morti o feriti.

I francesi avevano perso 250 uomini e 14 ufficiali.

 

L'assedio di Roma

Il 4 giugno i francesi pongono l'assedio a Roma impegnando circa 30.000 uomini.

Iniziano i bombardamenti. Oudinot non si preoccupa delle opere d'arte.

All'interno della città la difesa è affidata a circa 16.000 soldati o volontari della Repubblica Romana, a 2.000 volontari di altre regioni italiane e a 300 volontari provenienti da altri Paesi europei.

Il 10 giugno i francesi interrompono l'acquedotto Paolo che rifornisce Trastevere e S. Pietro.

La notte del 10 giugno viene tentata una sortita con 8.000 uomini, ma fallisce.

Il 12 giugno avviene uno scontro tra militari del genio delle due parti che stanno gli uni rafforzando le mura e gli altri preparando delle trincee. Le perdite dei romani ammontano a 41 uomini.

Battaglie si svolgono nella zona della via Flaminia, ai Parioli, a villa Borghese.

Una battaglia ha luogo nella notte tra il 20 e il 21 giugno presso il Vascello difeso da Giacomo Medici.

Il 21 giugno tre batterie francesi iniziano a sparare da distanza ravvicinata contro i bastioni di San Pancrazio. La sera vengono aperte tre brecce. Poco prima di mezzanotte i francesi attaccano. Azioni diversive si hanno a San Paolo e a villa Borghese. I francesi occupano le brecce.

Garibaldi organizza una seconda linea difensiva ritirandosi sulla vecchia cinta delle mura aureliane, arretrate rispetto a quelle di Urbano VIII.

La sera del 22 giugno i francesi intensificano i bombardamenti prendendo di mira i principali monumenti della città.

Il 24 giugno i rappresentanti consolari di Stati Uniti, Inghilterra, Russia, Prussia, Danimarca, Svizzera, Paesi Bassi, Piemonte, San Salvador, Wurtenberg e Portogallo inviano una protesta ad Oudinot per impedire che il bombardamento distrugga tante opere d'arte.

Oudinot risponde che è obbligato a continuare nelle operazioni militari.

Nella notte tra il 29 e il 30 giugno Oudinot scatena l'attacco decisivo.

All'una di notte iniziano i bombardamenti. Alle tre il silenzio scende sulla città.

Le colonne francesi danno l'assalto alle mura presso Porta San Pancrazio.

Emilio Morosini, 17 anni, è tra i primi a essere ferito mortalmente.

Garibaldi organizza una terza linea difensiva: da villa Spada a villa Savorelli.

Luciano Manara si attesta a Villa Spada. Giacomo Medici a villa Savorelli.

Verso le 10 del 30 giugno Manara viene ucciso. aribaldi lo sostituisce nel comando di villa Spada.

A sera Garibaldi si reca all'Assemblea Costituente e propone di abbandonare Roma, ormai indifendibile, per continuare la lotta altrove. La stessa proposta era stata fatta da Mazzini.

 

La resa

L'Assemblea poco dopo la mezzanotte approva invece il seguente documento, datato primo luglio:

"L'Assemblea costituente romana cessa da una difesa ritenuta impossibile, e sta al suo posto. Il triumvirato è incaricato dell'esecuzione del presente decreto".

I triumviri, che non approvano la resa, si dimettono.

Viene eletto un nuovo Comitato Esecutivo con Aurelio Saliceti, Alessandro Calandrelli, Livio Mariani.

Il primo luglio le ostilità cessano, ma i francesi non entrano in città.

Il 2 luglio i nuovi triumviri approvano la resa.

Giuseppe Garibaldi la sera del 2 luglio esce da porta San Giovanni con tutti coloro che vogliono continuare a lottare.

Il 3 luglio i francesi entrano a Roma.

Il 3 luglio viene approvata la costituzione. Giuseppe Galletti, presidente dell'Assemblea, dal balcone del Palazzo Senatorio in Campidoglio, la legge al popolo mentre i soldati francesi sono schierati sull'Ara Coeli. E' l'ultimo atto della Repubblica Romana.

Alle 19 del 4 luglio i francesi interrompono l'Assemblea Costituente fino ad allora in seduta permanente.

A presiedere l'Assemblea in quel momento è Carlo Luciano Bonaparte, cugino di Luigi Napoleone Bonaparte, Presidente della Repubblica Francese. Luciano aveva partecipato alla Repubblica Romana di cui era stato un fervido sostenitore.

Il  Filopanti consegna agli ufficiali francesi il seguente documento redatto e approvato da tutti i presenti:

"In nome di Dio e del popolo degli Stati romani... in conformità all'art. V della Costituzione francese... l'Assemblea costituente romana protesta in faccia all'Italia, in faccia alla Francia, in faccia al mondo incivilito, contro la violenta invasione della sua sede, operata dalle armi francesi alle ore sei pomeridiane del giorno 4 di luglio 1849".

L'art. V del Préambule della Costituzione repubblicana francese del 4 novembre 1848 recita:>

"... Essa (la Repubblica Francese) rispetta le nazionalità estere, come intende far rispettare la propria; non imprende alcuna guerra a fini di conquista, e non adopera mai le sue forze contro la libertà d'alcun popolo".

 

 

"Frosinone. 29 maggio 1849.

Colonnello Masina,>

Io vi incarico sempre delle più ardue e disagiate imprese con la coscienza del vostro coraggio e della vostra capacità a disimpegnarle...Io vi raccomando la Legione. Credetemi, voi solo dovete comandare quei valorosi giovani, quel nucleo delle speranze della patria. Voi non dovete limitarvi a condurla sul campo di battaglia, ma bensì, ciò che ben sapete fare, tenerla come famiglia vostra, vegliarla, custodirla, staccarvi da quella meno che sia possibile.

Voi avrete sperimentato certamente come la fanteria é il vero nerbo della battaglia; e la legione italiana, vedete, vittoriosa tre volte, sarà vittoriosa sempre.

Ma la fanteria abbisogna veramente di tutta la vostra cura. State con essa, Colonnello, io ve la raccomando caldamente. La vita della prima Legione italiana appartiene caramente e indispensabilmente all'Italia. I legionari, noi stessi non possiamo valutarne l'importanza. L'onore italiano - e sapete se importa l'onore ad una nazione caduta - l'onore italiano per la maggior parte é salvo dai nostri bravi legionari. Ed un popolo disonorato sarebbe meglio che sparisse dalla superficie della terra.

Voi, avete combattuto sempre alla fronte della Legione e la Legione vi conosce, vi stima. Il valore, credetemi, é la prima qualità; almeno la più affascinante; quella che serve al capo ad affezionarsi il subalterno; e Voi foste brillante di valore. Dunque voi reggerete e guiderete bene la Legione, e bramo ve ne occupiate indefessamente. In Roma potremo supplire ai bisogni dei nostri militari, ora non abbiamo tempo da perdere. Il più terribile, il più abominato dei nostri nemici ci aspetta sulle vie delle Romagne ed io... mi suona un grido di vittoria nell'anima.

Da questo momento voi preparerete la Legione ad uno scontro con i tedeschi. Dite ai legionari che si famigliarizzino con quell'idea, che ne facciano il pensiero d' ogni minuto della giornata, il palpito d'ogni sonno della notte. Che si famigliarizzino ad una carica a ferro freddo, e a conficcare una pungente baionetta (le affileremo a Roma) nel fianco di un cannibale. Carica a ferro freddo senza degnarsi di scaricare il fucile. Date un ordine del giorno alla Legione, che obblighi i legionari alla seguente preghiera: - Dio, concedetemi la grazia di poter introdurre tutto il ferro della mia baionetta nel petto di un tedesco senza essermi degnato di scaricare il mio fucile, la cui palla serva a trucidare altro tedesco non più lontano di dieci passi. - Dunque all'opera, mio caro Colonnello, state sulla Legione come l'avaro sul suo tesoro. Preparate i legionari ad un giorno di trionfo.

Forse dovremo combattere più compatti. Si assuefacciano dunque a miglior disciplina, e a marciare uniti; a comparire il più decorosamente che sia possibile. Vinceremo allora e approfitteremo della vittoria. "

 

Giuseppe Garibaldi