Ufficiale Garibaldino - Mentana 1867


Visualizza su nuova finestra Visualizza su nuova finestra Visualizza su nuova finestra Visualizza su nuova finestra
Visualizza su nuova finestra Visualizza su nuova finestra Visualizza su nuova finestra Visualizza su nuova finestra
       

Ufficiale Garibaldino - Mentana 1867

Pezzo Andrea Miniatures modificato - 54 mm
Pittura ad acrilico Ugo Giberti
Foto Atelier Master Miniatures

 

UN PO' DI STORIA - La Battaglia di Mentana

La battaglia di Mentana fu uno scontro a fuoco avvenuto presso la cittadina di Mentana, nel Lazio, combattuta il 3 novembre 1867, quando le truppe franco-pontificie si scontrarono con i volontari di Giuseppe Garibaldi, diretti a Tivoli, essendo fallita la presa di Roma per la mancata insurrezione dei romani.

L'organizzazione della spedizione garibaldina

Il 12 agosto 1866, terminata la Terza Guerra di Indipendenza italiana con l'Armistizio di Cormons, il Regno di Italia aveva guadagnato Mantova, Venezia ed una adeguata sistemazione dei confini orientali. Rimaneva aperta la questione di Roma e del Lazio, nucleo dello Stato Pontificio. Era rinviata a tempi migliori la questione di Trento e Trieste. A ciò si aggiunga che nel dicembre 1866, le ultime unità del corpo di spedizione francese si erano imbarcate a Civitavecchia per la Francia, in applicazione della convenzione del 1864. Particolarmente impegnato sulla "questione romana", ormai da due decenni Garibaldi andava dichiarando come fosse venuto il tempo di «far crollare la baracca pontificia» ;da tenere ben presente, in questo contesto, è la rinnovata popolarità che Garibaldi aveva conquistato alla guerra del 1866, quale unico generale italiano che avesse saputo battere gli Austriaci alla battaglia di Bezzecca (mentre l'esercito e la marina del re avevano dovuto subire le duplici sconfitte alla battaglia di Custoza ed alla battaglia di Lissa). Ciò gli lasciava un rinnovato margine di manovra e rendeva assai più difficile al governo regio fermare l'agitazione o i preparativi delle camicie rosse. Garibaldi ebbe così la libertà di organizzare, sostanzialmente indisturbato, un piccolo esercito di circa 10.000 volontari, predisponendo, al contempo, un piano per la sollevazione di Roma. La mobilitazione, tuttavia, era decisamente scoperta, ciò che permise all'Imperatore di Francia Napoleone III di programmare con congruo anticipo una spedizione di soccorso al pontefice, che sarebbe, infatti, giunta a Civitavecchia solo alcuni giorni dopo l'inizio dell'invasione del Lazio.


Gerolamo Induno:  Il garibaldino.
Il dipinto raffigura un volontario assieme ad una ragazza della campagna romana


L'invasione del Lazio - La Campagna dell' Agro Pontino

L'invasione degli Stati Pontifici scattò, come programmato, alla fine di settembre 1867 nel viterbese con la colonna Acerbi. Nelle settimane successive diversi episodi dimostrarono la scarsa se non nulla partecipazione popolare all' insurrezione, che non fecero desistere Garibaldi dal suo progetto, di giorno in giorno sempre meno realizzabile.

A questo proposito vale la pena ricordare lo scontro di villa Glori, quando un drappello di settantasei volontari guidati dai fratelli Enrico e Giovanni Cairoli, giunti a prendere contatto con i rivoluzionari romani, non trovarono nessuno ad attenderli e vennero sopraffatti dai Carabinieri Esteri del Papa. Il 25 ottobre gli zuavi papalini assaltarono, il lanificio Aiani, a Trastevere, centro clandestino del moto insurrezionale, uccidendo nove dei patrioti presenti.

Il 26 ottobre Garibaldi, con il suo piccolo esercito di volontari circa 8.000 uomini, decise di occupare Monterotondo. Qui, tuttavia, Garibaldi decise di arrestare la marcia, nella inutile attesa della sperata insurrezione in Roma. Lo stesso 26 ottobre un reparto isolato alla retroguardia, guidato dal maggiore siciliano Raffaele de Benedetto, venne agganciato da quattrocento papalini al Colle San Giovanni, rifiutò di cedere le armi e venne interamente massacrato.

Nel frattempo, giunse conferma che truppe regolari italiane avevano anch'esse traversato il confine, con la missione ufficiale di arrestare Garibaldi.

L'inazione del Garibaldi diede il tempo, ad un corpo di spedizione francese, sotto il comando del Pierre Louis Charles de Failly, di prendere terra a Civitavecchia il 29 ottobre e di ricongiungersi a Roma con l'esercito del Papa al comando del generale Kanzler (carabinieri esteri o svizzeri, zuavi pontifici, legione di Antibes).

La battaglia

Il 3 novembre, alle 2:00 del mattino, al comando del generale Hermann Kanzler, l'esercito del Papa con anticipo e poi le truppe regolari francesi del generale de Polhes uscirono da Roma in ordine di marcia verso le posizioni garibaldine a Monterotondo.

Garibaldi disponeva di truppe ridotte dalle diserzioni male equipaggiate e sostanzialmente prive di cavalleria ed artiglieria. Egli aveva deciso di raggiungere Tivoli dove avrebbe sciolto la legione garibaldina. Erano state costituite sei brigate, ognuna composta da tre o quattro battaglioni, guidate rispettivamente dal Salomone, dal colonnello Frigyesi, dal maggiore Valzania, dal colonnello Elia e dal maggiore Achille Cantoni, il patriota forlivese che, dopo aver salvato la vita al Generale presso Velletri venne poi ucciso a Mentana.

Si aggiungeva uno squadrone di Guide a Cavallo, forte di circa 100 unità, guidato dal Ricciotti Garibaldi (l'ultimo figlio del generale con Anita Garibaldi) ed una singola batteria con due cannoni. L'armamento era costituito, probabilmente, per due terzi da fucili ad avancarica e per un terzo, addirittura, da moschetti a pietra focaia. Circa metà degli effettivi erano veterani di altre campagne risorgimentali, mentre la restante metà erano volontari privi di esperienza bellica anche se supportati da ufficiali piemontesi.

I pontifici erano rappresentati da truppe anch'esse volontarie, ma veterane e di più prolungato inquadramento. L'Esercito pontificio era composto da circa 3000 uomini, oltre ai circa 2500 del corpo di spedizione francese, truppe regolari in parte mercenarie. Quest'ultimo era equipaggiato con il nuovo fucile chassepot modello 1866 a retrocarica, munito di un otturatore e caricato a cartuccia di cartone: esso permetteva di caricare 12 colpi al minuto, un'enormità per l'epoca. La cavalleria era costituita da circa 150 dragoni e 50 cacciatori a cavallo; l'artiglieria di circa 10 pezzi.

Proseguendo lungo l'antica Via Nomentana in direzione Monterotondo, pontifici prima e francesi poi giunsero in prossimità della tappa intermedia di Mentana nel primo pomeriggio. Di fronte a loro il villaggio si presentava sull'alto di una collina a forma di promontorio, cinto da un muraglione con in fronte un antico castello medioevale.

Alcune miglia a sud tre compagnie di Zuavi pontifici vennero inviate lungo il Tevere verso Monterotondo ed il fianco destro del fronte garibaldino. La colonna principale, invece, con i dragoni all'avanguardia e i francesi in retroguardia proseguiva, sempre verso Monterotondo, lungo la Nomentana. Essi presero un primo, inaspettato, contatto con gli avamposti di Garibaldi già a sud di Mentana mentre era in corso il trasferimento dei Volontari in direzione di Tivoli. Li sospinsero verso la località Vigna Santucci, circa 1,5 km a sud-est del villaggio. Qui la posizione era difesa da tre battaglioni di camicie rosse, schierate a sinistra sul Monte Guarnieri ed a destra nell fattoria di Vigna Santucci.
Entro le due del pomeriggio gli assalitori sloggiarono entrambe le posizioni e piazzarono l'artiglieria sul Monte Guarneri, in vista del villaggio e del vicino altopiano.

Garibaldi schierò la modestissima artiglieria su una altura a nord, il Monte San Lorenzo e la gran parte delle truppe (Frigyesi, Valzania, Cantoni e Elia) all'interno ed intorno al villaggio murato ed al castello, in posizioni fortificate. Contro queste difese si infransero ripetuti assalti pontifici e francesi, con relativi contrattacchi, continuati sino all'inizio della notte. A questo punto venne programmato un contrattacco di aggiramento su entrambi i fianchi dello schieramento papalino, che non ebbe successo.

Nel frattempo le tre compagnie di Zuavi che avevano marciato lungo il Tevere occuparono la strada fra Mentana e Monterotondo, inducendo Garibaldi a recarsi personalmente sul luogo, lasciando l'esercito a difendere Mentana. A questo punto il corpo francese attaccò le camicie rosse sul loro fronte sinistro, e sfondarono le linee. I difensori fuggirono verso Monterotondo o si rifugiarono asserragliandosi nel castello.

I difensori del castello si arresero ai papalini la mattina successiva. Garibaldi stesso ripiegò nel Regno d'Italia con 5.000 uomini, inseguito sino al confine dai Dragoni Pontifici. Al termine della giornata i franco-pontifici avevano registrato 32 morti e 140 feriti. I garibaldini 150 morti e 220 feriti più 1700 prigionieri.

Sin dall'indomani della battaglia il merito della vittoria venne attribuita, forse solo per mera propaganda, ai regolari francesi ed ai loro fucili chassepot.

Conseguenze . Mentana assicurò allo Stato Pontificio tre ulteriori anni di vita, e sancì , inoltre, il definitivo allontanamento di Napoleone III dalle simpatie del movimento nazionale italiano, ad esito di un processo già iniziato con l'Armistizio di Villafranca. Era facile, in quei giorni, ricordarlo come l'uomo che mise fine alla Repubblica Romana (1849). La storiografia contemporanea tende, con maggiore gratitudine, a ricordarlo come colui che permise ai Piemontesi di cacciare gli Austriaci dalla Lombardia , il vero alleato del Camillo Benso Conte di Cavour .

Anche Vittorio Emanuele II di Savoia aveva saputo attendere: il 20 settembre 1870 ,18 giorni dopo la resa dell'imperatore a Sedan e pochi giorni prima della partenza di Garibaldi per la difesa della neonata Repubblica Francese, dove ottenne uno dei pochi successi nella Battagli di Digione, il regio esercito italiano aprì una breccia nelle mura aureliane nei pressi di Porta Pia , segnando la fine dello Stato Pontificio.

 

 

IL FIGURINO

Il pezzo è una referenza Andrea Miniaturas SG-F151, ufficiale di cavalleria spagnolo che l’amico Bruno Carruolo ha modificato sostituendo la testa, abbassando gli stivali,aggiungendo con milliput il fazzolettone al collo e i paramani, mentre la mano che tiene il cappello è stata sostituita da una, in resina, che tiene i guanti.
Volendo rappresentare un ufficiale volontario garibaldino, veterano di precedenti campagne, abbiamo volutamente lasciato accessori fuori ordinanza,fatto molto comune nei corpi volontari e in particolare negli ufficiali che personalizzavano e modificavano la propria uniforme. Il tenente, la cui tunica mostra. sopra i paramani, il distintivo di grado a fiore semplice in galloncino dorato, è raffigurato in un momento di sosta, dopo uno dei cruenti combattimenti di quei giorni, assorto nei suoi pensieri e nelle sue preoccupazioni. Immagino l’ufficiale facente parte del Btg Stallo, dal nome del comandante, testa dell’ avanguardia garibaldina , che si rese protagonista di alcune temporanee vittorie, in quel drammatico 3 novembre 1867.

COLORAZIONE

Il figurino è stato colorato ad acrilico; la giubba con una mescola di rosso 926 Vallejo- Verde napoleonico Andrea , poi schiarita con rosso 926 puro - carminio- vermiglione e massime luci con l'utilizzo di rosso arancio e carne mate 955 sempre Vallejo.

 

Il grigio azzurro dei pantaloni è una mescola di Union Blue A 24- Terra tostada e una punta di nero; ho poi fatto un leggero lavaggio con Blu carabiniere di Puravest, poi ho iniziato a creare le luci con Union blue e Azure grey A17, massime luci aggiungendo carne mate e bianco avorio ; ombre con la mescola iniziale poi rinforzata con nero .

 

L'incarnato è ottenuto con il Set Andrea, ma per le ombre mi sono anche avvalso del viola scuro V, mentre con il carminio V ho vivacizzato le gote.

Gli stivali sono stati prima dipinti di grigio/marrone molto scuro, poi sono stati dipinti con una mescola diluita di marrone cuoio- nero- grigio medio, infine lavaggio di nero satinato.

I cuoi sono stati ottenuti con diversi toni di marrone ,ocra, arancio e rosso diversamente miscelati, sempre tentando di riprodurre pellami lisi e consumati.

L'ambientazione, su basetta di 4x4, è ottenuta con il solito composto di pietra pomice Maimeri, debitamente colorato, cosparso di terriccio ed erbetta sintetica di diversa lunghezza; la scena è completata con una botte di Baiardi; ascia, caffettiera e tazza sono accessori Historex.

Targhetta ottenuta a computer e rivestita di scotch trasparente lucido.

Bibliografia

"Le grandi Battaglie del Risorgimento" - Marco Scardigli ed. BUR

Storia Militare n 1 "1833-1871 Garibaldini Italiani" - Riccardo Affinati ed . Chillemi

Rivista "Soldatini" n. 5: l'articolo a firma di Nazario Barbone "1866 e dintorni - Le camicie Rosse"

"101 Battaglie che hanno fatto l'Italia unita" - Andrea Frediani - Newton Compton Editori

Ugo Giberti