Ufficiale Cacciatore delle Alpi 1859
Collezione Barazza

 

 

Galleria Risorgimento - Ufficiale Cacciatore delle Alpi - San Fermo 27 maggio 1859

54mm - Scultura G. Pandolfo
Pittura U. Giberti
Foto Atelier Master Miniatures

 

UN PO' DI STORIA

Cacciatori delle Alpi fu denominato il corpo di volontari che il governo piemontese affidò, all'inizio del 1859, a Giuseppe Garibaldi e che combatté nella Lombardia settentrionale, nel corso della seconda guerra di indipendenza contro l'esercito austriaco, arrivando ad accogliere nel giugno del 59' quasi 4.000 uomini, sfruttando il flusso dei fuoriusciti e fuggiaschi dai vari ducati.

Garibaldi ne assumeva il comando formale il 17 marzo; il corpo, inizialmente si presentava su tre reggimenti affidati ai ten. colonelli Enrico Cosenz , Giacomo De Medici e al colonello Andrea Arduino. Alla dichiarazione di guerra da parte dell'Austria, il 24 aprile, al 1º Reggimento del Cosenz ed al 2º del Medici si aggiungeva una compagnia guide a cavallo ed un drappello di Carabinieri genovesi.

Si trattava di una brigata leggera, di circa 1.000 uomini per reggimento, senza cannoni e senza cavalleria (ad esclusione degli esploratori,) male armata ed equipaggiata, ma con l'uniforme dell'esercito piemontese, animata da forte spirito combattivo e guidata da ufficiali esperti, tutti reduci delle guerre del 1848-1849.

Nel corso del conflitto la brigata andò, man mano, espandendosi: con l'unità dei Carabinieri genovesi, venne formata la 1ª compagnia Bersaglieri; a seguire l'ambulanza e la compagnia d'infermieri, la batteria d'artiglieria ed il reparto treno fino a raggiungere a fine giugno 1859 la composizione del 5° Reggimento agli ordini di Giuseppe Marocchetti, che prestò giuramento solo l'8 agosto, a guerra ormai terminata.

L'IMPIEGO BELLICO

Il 24 aprile 1859 gli austriaci, proprio adducendo a pretesto il rifiuto dei Piemontesi di cessare l'arruolamento dei fuoriusciti, dichiararono guerra al Regno di Sardegna, con inizio delle ostilità il 27 aprile. I Cacciatori sono inizialmente schierati a Casale, con il grosso dell'esercito piemontese che attende fra Alessandria - Valenza - Casale. Quando l'8 maggio gli austriaci avanzano da Novara verso Torino, i volontari si schierano a Chivasso. Quando il 10 maggio l'invasore comincia a ripiegare verso la Lombardia, essi lo seguono d'appresso e di lì, nella notte fra il 22 e il 23 maggio, due compagnie passarono il Ticino a Castelletto, occupando a sorpresa Sesto Calende. Lì venne ristabilito il ponte galleggiante sul Ticino attraversato il quale passò in Lombardia tutta la brigata. Occupata Varese, il contingente viene affrontato il 26 maggio dal tenente maresciallo Karl Urban, uscito da Como, che sconfitto si ritira con perdite (battaglia di Varese).

L'opera di Garibaldi e delle sue truppe non era quella di appoggiare l'avanzata franco-piemontese, né (causa l'ostilità politica alla guerra rivoluzionaria) ad aizzare le città lombarde alla sollevazione. L'obiettivo era, piuttosto, quello di spaventare gli austriaci, di costringerli ad impegnare truppe verso un fronte secondario e ci riuscì benissimo. Il 27 maggio i volontari prendevano la via di Como, allora la città più importante della Lombardia settentrionale e base degli austriaci. Due erano le strade a disposizione: quella meridionale, entrava in Como da sud; quella settentrionale (ora chiamata "garibaldina") deviava a nord per accedere in Como dalle colline che chiudono la città da ovest, per una stretta chiusa a nord dal confine svizzero al Passo di San Fermo. Nell'incertezza, l' Urban aveva schierato le proprie forze fra San Fermo, a nord, e Civello a sud. Oltre alla brigata Rupprecht, che aveva combattuto a Varese, l'Urban poteva schierare la Brigata Agustin, giunta, nel frattempo, di rinforzo. Garibaldi prese ad avanzare da Varese, dando ad intendere di voler passare a sud, salvo da lì girare a nord verso San Fermo attraverso Parè e Cavallasca.

LA BATTAGLIA DI SAN FERMO

Da Cavallasca garibaldi decise di dare l'assalto alle posizioni austriache a San Fermo, riportando una netta vittoria. Tra i caduti nelle file dei Cacciatori, il capitano Carlo De Cristoforis che aveva guidato l'attacco nell'abitato di San Fermo. L'Urban , memore della rivolta che appena 11 anni prima aveva costretto alla resa forze austriache equivalenti alle sue ripiegò su Monza. Quando la notizia giunse a Lecco, sguarnita di truppe austriache, i deputati municipali votarono un documento di adesione al Regno di Sardegna. Garibaldi entrò a Como nella tarda serata dello stesso 27 maggio, festeggiato dalla cittadinanza. Il 28 maggio proclamò l'annessione al Regno di Sardegna della Provincia di Como (Como, Lecco, Varese). La situazione, tuttavia, era tutt'altro che stabilizzata.

Con una sola brigata infatti Garibaldi non poteva nemmeno immaginare di tenere le città liberate. Garibaldi, in quei giorni, era un guerrigliero: il suo obiettivo principale non era infliggere il massimo dei danni, ma piuttosto attirare su di sé il numero massimo di nemici.Como venne, in effetti, abbandonata al suo destino e così pure le più piccole Varese e Lecco. I Cacciatori delle Alpi si trovarono ancora impegnati nella inutile battaglia di Treponti a metà giugno e di lì a poco la Battagli di Solferino e San Martino avrebbe condotto ai preliminari della pace , bloccando Garibaldi nella sua avanzata verso le Alpi.

Dai cacciatori delle Alpi e dalla loro esperienza bellica, usci lo "zoccolo duro" della futura Spedizione dei Mille dove Garibaldi ebbe la possibilità di sfruttare al meglio le qualità dei suoi uomini, ormai veterani provati e di mettere a frutto il suo genio militare.

IL FIGURINO

La scultura (a cura di Giuseppe Pandolfo)

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Per realizzare questo Cacciatore delle Alpi sono partito dal pezzo Pegaso Model 54-177: Tenente, Northern Virginia Army, C.S.A. 1863. Per prima cosa ho sostituito la testa con un'altra, referenza Romeo Models. Quindi sono passato ad alcune semplici modifiche con Magic Sculpt, consistenti nella ricostruzione di una nuova cintura, la sciarpa da uffciale, la parte posteriore della giacca, la banda laterale sui pantaloni con allungamento degli stessi, la risistemazione della coperta e del tascapane, nuovi risvolti alle maniche ed infine l'eliminazione delle toppe sull'abito e i relativi aggiustamenti con stucco. Infine ho inserito i bottoni riprodotti con il pallettatore e lamierino d'ottone. A questo punto, la mano sinistra che reggeva la sciabola è stata sostituita con una mano in resina che impugna un revolver, fornitami dall'amico Ugo e alla quale ho rifatto la canna, inserendone una piccola e forata, ricavata da un ago di siringa. La mano destra, che nell'originale impugnava l'asta della bandiera è stata privata della stessa. Con trapanino e un taglierino molto affilato è stata ripulita e dotata di una sciabola. Ho anche provveduto ad eliminare la borraccia che è stata sostituita con una copia in resina di borraccia italiana dell'epoca. Completato il Cacciatore, sono passato all'ambientazione e dopo aver preso in considerazione varie possibilità ho avuto l'idea di ambientare questo Cacciatore delle Alpi dopo un combattimento. E' stato molto semplice fare un mini manichino con un bustino, testa in resina e del filo d'ottone che , ricoperti di Magic Sculpt e modellati sono diventati un fante Austriaco caduto sul campo. Una palla di cannone in piombo ha aggiunto un ulteriore tocco all'ambientazione , quindi ho passato la palla per la pittura all' amico Ugo Giberti.

 

LA PITTURA

Prima di descrivere la pittura del pezzo, mi soffermerò sinteticamente sulla divisa dell' ufficiale, un tenente, ambientato sulle alture di san Fermo, l'aspetto provato al termine dell' intenso combattimento che permise ai cacciatori di avere la meglio sulle truppe austriache, come mostra il soldato morto ai piedi del cacciatore. La divisa dei volontari era composta da un berretto blu da fatica mod 1850 con fascia verde e fregio, rappresentante un corno da caccia e corona in tessuto argentato , come la fascetta tipica degli ufficiali. La tunica era blu turchino con sette bottoni argentati, filettature e paramani a punta verdi; la sciarpa, in seta azzurra, era portata a tracolla da destra verso sinistra, segno tipico dell' ufficiale piemontese. I pantaloni, che potevano essere color turchino di vecchio tipo, oppure come nel nostro soggetto , quelli introdotti nel 1855 di un colore grigio - azzurro denominato "bigio tourton", hanno la banda laterale verde colore tipico dei cacciatori. Non porta spallini ma particolari controspalline di cordone argentato intrecciato, galloni alle maniche d'argento a fioroni secondo il grado. La fibia dorata con croce sabauda argentata e la borraccia, sono dotazioni tipiche dei regolari piemontesi, come la dragona in cuoio annerito della sciabola . Il revolver come la coperta a tracollo e la bisaccia , sono di provenienza non militare , tipici per le unità dei volontari.

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Per la colorazione, tutta ad acrilico con colori Andrea (A) e Vallejo (V), darò alcune indicazioni solo sui capi più importanti, cominciando dalla tunica realizzata con una base di Blu di PrussiaA - neroA- terra tostadaV- rosso amarantoV per desaturare, schiarita con arena oscura V e carne baseV , ombre realizzate aggiungendo nero A. Il grigio -azzurro dei pantaloni denominato "bigio tourton" o azzurro cinerino è stato realizzato con una base di grigio ardesiaV- terra tostadaV- Azul union A , ombre ottenute aggiungendo blu di prussia A e poco nero, luci con union blu A e infne azul grey A. Il caratteristico verde è una mescola di verde neroV- verde uniforme V- verde medioV, schiarito con verde medio e arena oscuraV ;ultime luci con bianco avorioV.

AMBIENTAZIONE

Sulla base di 5x5, ho riprodotto il terreno con il composto acrilico e pietra pomice Maimeri, sabbia per gatti a cui ho aggiunto la bella erba artificiale Green Line della ditta Fredericus Rex . Quest' erba sintetica, prodotta in una gamma vastissima, con diversità di colori, dimensioni e forme, si adatta benissimo al terreno non ancora asciutto e può poi essere dipinta e sfumata a piacere. Tocco finale i fiorellini bianchi, sempre della suddetta casa produttrice . Il soldato austriaco, che l'amico Pippo ha scolpito per caratterizzare ancor più la basetta, è rappresentato con i colori del 53° reggimento Arciduca Leopoldo, formato in massima parte da soldati italiani, veneti, che spesso disertarono o non combatterono con la dovuta tenacia i piemontesi. Targhetta ottenuta a computer e rivestita con scotch trasparente 3M.

 

BIBLIOGRAFIA:

•  A. Gasparinetti "L'uniforme italiana" ed Universali ROMA; ed. 1961.

•  R. Affinati "Garibaldini italiani" - Collana Storia Militare - Editrice Chiellini

•  Melani-Ricciardi "L'esercito Piemontese" - Soldiershop Publishing

•  A. Frediani "101 battaglie che hanno fatto l'Unità d'Italia" - Newton Copton Ed.

•  "L'Esercito austriaco nel 1859" - Collana Historica - EMI editore