Bersagliere del Reno. Repubblica Romana 1849


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Risorgimento Italiano - Ufficiale del Battaglione Bersaglieri del Reno
Repubblica Romana 1849

 

Il primo soggetto di questa galleria dedicata al 150° anniversario dell' Unità d' Italia e al Risorgimento è un Ufficiale del Battaglione Bersaglieri del Reno o di Pietramellara , dal nome del comandante, che combatterono come volontari nella Repubblica Romana , nella cui epopea si compendia tutta la drammaticità e l'esaltazione del Risorgimento italiano.

UN PO' DI STORIA

Il 1849 fu uno degli anni cruciali del Risorgimento, il periodo storico che portò alla formazione di un'Italia unita, libera e indipendente.
A Roma, sotto la spinta di moti popolari che chiedevano libertà e democrazia, crollò il regime pontificio, e il Papa Pio IX fuggì a Gaeta. Il 9 febbraio 1849 un'Assemblea eletta con suffragio universale proclamò la Repubblica , e il mese successivo ne affidò la guida a un Triumvirato composto da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini.

il Papa intanto invocava l'intervento delle potenze europee per restaurare il potere temporale. Francia, Austria, Spagna e Regno delle Due Sicilie, paesi cattolici retti da regimi assoluti o conservatori, attaccarono il territorio della Repubblica da più parti. Un corpo di spedizione francese forte di 7000 uomini guidato dal gen. Oudinot sbarcò a Civitavecchia. A difesa della Repubblica affluirono in Roma giovani da ogni parte d'Italia e d'Europa. Garibaldi vi portò i suoi volontari.

Il comando del settore più esposto, individuato nel Gianicolo, fu affidato a Garibaldi, che poteva contare solo su 4300 uomini, e per giunta male armati. Ma era forte in tutti la determinazione di difendere ad ogni costo la democrazia, la libertà, la Repubblica.

Roma venne stretta d'assedio e bombardata. La popolazione sopportava con coraggio i sacrifici e contribuiva alla difesa.

Dopo diversi mesi di accaniti combattimenti che videro protagonisti i volontari provenienti da tutta l'Italia ( vale la pena ricordare Manara, Mameli, Pietramellara, Dandolo, solo per citare le figure più conosciute) la Repubblica aveva ormai i giorni contati. Pure continuò a combattere e a resistere con tenacia nonostante la schiacciante superiorità delle forze nemiche. I Francesi aprirono le prime brecce il 21 giugno; il 29 e 30 giugno sferrarono l'attacco finale, sfondando le difese. Mentre Garibaldi riuniva i suoi uomini per l'estrema difesa, in città si correva alle barricate. Ma l'Assemblea per non sottoporre Roma a inutili distruzioni decretò la fine della resistenza. Garibaldi non accettò la resa, e con un contingente di armati iniziò la ritirata verso Venezia, portando con sé la moglie Anita, incinta e malata. Mazzini riprese la via dell'esilio.

Il 3 luglio, mentre le truppe francesi entravano in Roma, dal balcone del Campidoglio veniva proclamata la Costituzione della Repubblica Romana.

 

I BERSAGLIERI DEL RENO

L'esercito della Repubblica è sicuramente un caleidoscopio di volontari, uniformi e corpi speciali per questo rimando a pubblicazioni specializzate per avere notizie più precise; mi soffermerò soltanto su questo battaglione di bersaglieri volontari descritti nel bel volume della De Agostini "Gli eserciti italiani, dagli stati preunitari all'unità nazionale " illustrato dal bravo Gibellini.

Il Battaglione bersaglieri del Reno, per la maggior parte di provenienza bolognese, erano comandati dal Colonello Pietramellara* e adottarono l'uniforme dei bersaglieri piemontesi, distinguendosi con il celeste in luogo del cremisi e con le metallerie argentee anziché dorate. La tunica della truppa era dotata di spallette a ciambella e di buffetteria in cuoio nero.

Pietro Petramellara Pietro Petramellara

Il colonnello dei bersaglieri Pietro Pietramellara, comandava la difesa di Villa Doria Pamphilj, assalita improvvisamente la notte del 3 giugno 1849 dalla truppe francesi, e guidando un assalto alla baionetta riuscì a contenere l'attacco nemico coprendo la ritirata delle tre compagnie ivi presenti. Alla fine di questa azione rientrò illeso con la sciabola spezzata e tre fori di proiettile nella divisa. Due giorni dopo venne colpito alla spalla a Villa Salvatorelli, e morì il 5 luglio mentre le truppe francesi, ormai vinta la resistenza stavano entrando nella città. Il suo funerale, nella chiesa di San Vincenzo Anastasio venne interrotto dall'ingresso nell'edificio di truppe francesi con baionetta in canna, ed uno dei militari tolse dal cadavere la coccarda tricolore appuntatavi sul petto.

IL FIGURINO

Sono partito da un vecchio pezzo Beneito, ditta spagnola che dedica ben tre pezzi ai nostri bersaglieri.

Si tratta del figurino cod. MV 21 a cui ho sostituito la testa,la mano sinistra per impugnare il fucile , modello piemontese M 1844 a canna liscia; Il fucile proviene dal Garibaldi delle EMI. Con Milluput ho scolpito la coperta a tracolla al posto della fascia azzurra da ufficiale che non era portata dagli ufficiali dei reparti volontari. L'ufficiale e è raffigurato, armato di tutto punto, nell'estrema difesa della postazione, incalzato dalle ben più numerose e ben equipaggiate truppe francesi.

Il figurino è stato dipinto ad acrilico con colori Andrea e Vallejo. Il turchino della divisa , un blu molto scuro, è stato ottenuto con blu di Prussia Andrea spento con nero Andrea, terra tostada (V) e un rosso tendente all' arancio (V rosso amaranto). Questa base è stata schiarita con Arena Oscura (V) nei passaggi successivi per ottenere le luci e con altro nero per le ombre progressive. L'azzurro distintivo del corpo è stato ottenuto con una mescola di flat blue 962 - pastel blue 901 e bianco avorio , sempre Vallejo, per le ultime luci. Il piumaggio del capello è ottenuto con una base di verde negro V,seguita da diversi lavaggi di nero, blu e rosso, luci progressive con verde oliva, flash base e bianco, infine leggero passaggio di trasparente satinato.

Sulla base 5x5, prodotta dal "basetta" Franco Serra, ho sparso diversi detriti e un muro di giardino sbrecciato per ambientare il nostro bersagliere del Reno in una delle ville divenute postazioni difensive intorno al Gianicolo, perse e riconquistate più volte nel corso dell'assedio da parte dell'esercito francese. Targhetta realizzata a computer poi rivestita di scotch trasparente della 3M.

Termino questa presentazione con le parole di Luciano Manara, comandante dei bersaglieri volontari lombardi, pronunciate qualche giorno prima di morire in prima linea per la difesa della libertà e dell' indipendenza, due doni preziosi che spesso sottovalutiamo e non ricordiamo con quella serietà e coraggio che caratterizzarono i nostri padri fondatori. Dedico queste parole a chi si vergogna di essere italiano, quando invece la vergogna e non essere all'altezza della nostra Storia.

"Noi dobbiamo morire per chiudere con serietà il Quarantotto; affinchè il nostro esempio sia efficace dobbiamo morire" ( Luciano Manara da La Meravigliosa storia della Repubblica dei Briganti di Claudio Fracassi - Ed. Mursia)

 

La Repubblica Romana del 1849 visse per 5 mesi.
Il popolo romano la fece nascere.
Mazzini ne fu l'anima politica.
Garibaldi il difensore.

Mameli, Manara, Dandolo e tanti altri gli eroi che morirono per essa.

Gli eserciti di Austria, Francia, Spagna e Regno delle Due Sicilie, per volontà di Pio IX, ne decretarono la morte. Mentre l'invasore entrava in Roma per distruggere la nuova Repubblica Romana,
in Campidoglio si dava lettura al popolo della Costituzione che non sarebbe mai entrata in vigore.
Un comportamento degno dell'antica Repubblica Romana.

"Fede in Dio, nel diritto e in noi.
W la Repubblica Romana.
W l'Italia"

(Dal proclama dei triumviri)

 

Infine, un sentito ringraziamento va ad Aleks Michelotti per le fotografie e a Bruno Carruolo per la clonazione di diversi pezzi utilizzati in questa ed altre realizzazioni della Galleria Risorgimentale.

PER APPROFONDIRE

"Gli eserciti italiani, dagli stati preunitari all'unità nazionale"   De Agostini Novara
"La Meravigliosa storia della Repubblica dei Briganti" di Claudio Fracassi - Ed. Mursia


Ugo Giberti