Bersagliere del Reno. Repubblica Romana 1849
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Il colonnello dei bersaglieri Pietro Pietramellara, comandava la difesa di Villa Doria Pamphilj, assalita improvvisamente la notte del 3 giugno 1849 dalla truppe francesi, e guidando un assalto alla baionetta riuscì a contenere l'attacco nemico coprendo la ritirata delle tre compagnie ivi presenti. Alla fine di questa azione rientrò illeso con la sciabola spezzata e tre fori di proiettile nella divisa. Due giorni dopo venne colpito alla spalla a Villa Salvatorelli, e morì il 5 luglio mentre le truppe francesi, ormai vinta la resistenza stavano entrando nella città. Il suo funerale, nella chiesa di San Vincenzo Anastasio venne interrotto dall'ingresso nell'edificio di truppe francesi con baionetta in canna, ed uno dei militari tolse dal cadavere la coccarda tricolore appuntatavi sul petto. IL FIGURINO Sono partito da un vecchio pezzo Beneito, ditta spagnola che dedica ben tre pezzi ai nostri bersaglieri. Si tratta del figurino cod. MV 21 a cui ho sostituito la testa,la mano sinistra per impugnare il fucile , modello piemontese M 1844 a canna liscia; Il fucile proviene dal Garibaldi delle EMI. Con Milluput ho scolpito la coperta a tracolla al posto della fascia azzurra da ufficiale che non era portata dagli ufficiali dei reparti volontari. L'ufficiale e è raffigurato, armato di tutto punto, nell'estrema difesa della postazione, incalzato dalle ben più numerose e ben equipaggiate truppe francesi. Il figurino è stato dipinto ad acrilico con colori Andrea e Vallejo. Il turchino della divisa , un blu molto scuro, è stato ottenuto con blu di Prussia Andrea spento con nero Andrea, terra tostada (V) e un rosso tendente all' arancio (V rosso amaranto). Questa base è stata schiarita con Arena Oscura (V) nei passaggi successivi per ottenere le luci e con altro nero per le ombre progressive. L'azzurro distintivo del corpo è stato ottenuto con una mescola di flat blue 962 - pastel blue 901 e bianco avorio , sempre Vallejo, per le ultime luci. Il piumaggio del capello è ottenuto con una base di verde negro V,seguita da diversi lavaggi di nero, blu e rosso, luci progressive con verde oliva, flash base e bianco, infine leggero passaggio di trasparente satinato. Sulla base 5x5, prodotta dal "basetta" Franco Serra, ho sparso diversi detriti e un muro di giardino sbrecciato per ambientare il nostro bersagliere del Reno in una delle ville divenute postazioni difensive intorno al Gianicolo, perse e riconquistate più volte nel corso dell'assedio da parte dell'esercito francese. Targhetta realizzata a computer poi rivestita di scotch trasparente della 3M. Termino questa presentazione con le parole di Luciano Manara, comandante dei bersaglieri volontari lombardi, pronunciate qualche giorno prima di morire in prima linea per la difesa della libertà e dell' indipendenza, due doni preziosi che spesso sottovalutiamo e non ricordiamo con quella serietà e coraggio che caratterizzarono i nostri padri fondatori. Dedico queste parole a chi si vergogna di essere italiano, quando invece la vergogna e non essere all'altezza della nostra Storia. "Noi dobbiamo morire per chiudere con serietà il Quarantotto; affinchè il nostro esempio sia efficace dobbiamo morire" ( Luciano Manara da La Meravigliosa storia della Repubblica dei Briganti di Claudio Fracassi - Ed. Mursia)
La Repubblica Romana del 1849 visse per 5 mesi. Mameli, Manara, Dandolo e tanti altri gli eroi che morirono per essa. Gli eserciti di Austria, Francia, Spagna e Regno delle Due Sicilie, per volontà di Pio IX, ne decretarono la morte. Mentre l'invasore entrava in Roma per distruggere la nuova Repubblica Romana, "Fede in Dio, nel diritto e in noi. (Dal proclama dei triumviri)
Infine, un sentito ringraziamento va ad Aleks Michelotti per le fotografie e a Bruno Carruolo per la clonazione di diversi pezzi utilizzati in questa ed altre realizzazioni della Galleria Risorgimentale. PER APPROFONDIRE "Gli eserciti italiani, dagli stati preunitari all'unità nazionale" De Agostini Novara |
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Ugo Giberti