Gerusalemme ! Gerusalemme !
Settima crociata

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" Gerusalemme! Gerusalemme! " - Scenetta autocostruita 54mm -
Scolpita da Michele Folli e dipinta da Ugo Giberti

Questa scenetta scolpita con maestria da Michele Folli e dipinta dal sottoscritto, si ispira ad alcune tavole contenute nel bellissimo volume "Crusades", una vera miniera di sollecitazioni ed idee per gli appassionati soldatinai del periodo.

La scena racconta il momento in cui, un nobile cavaliere francese, durante la settima crociata, colpito dai temibili e scaltri arcieri arabi , ormai preda dei cosidetti infedeli, viene soccorso da un fante porta stendardo che a passo di carica cerca di respingere i feroci nemici.

La Settima Crociata (1248-1254). e' quella del Re Santo, Luigi IX re di Francia. L'armata fu decimata da una tempesta, ciononostante i crociati sbarcarono e riconquistarono Damietta. Nel 1250, dopo un periodo di relativa pausa, la battaglia ricomincia, e Luigi fu fatto prigioniero. Liberato con un riscatto nel '54 s'imbarco' per ritornare in Francia. Luigi IX, idealista ed ambizioso, ha avuto il coraggio di tentare per ben due volte l'avventura in Terra Santa, in Egitto ed a Tunisi, dove morirà nel 1270.

Pochi anni dopo cade San Giovanni d'Acri, l'ultimo baluardo degli Stati "latini".

La scenetta è stata dipinta ad acrilico, e naturalmente la parte più importante ed impegnativa è quella dell' araldica: lo stendardo, seminato di gigli con sovrapposta la croce, e i colori del nobile con la croce che si sovrappone ai colori giallo-blu e allo stemma, nel nostro caso un leone rosso in campo bianco. Colori che in modo diverso, ornano il nobile, lo scudo ed il cavallo mortalmente ferito.

Per i gigli il sistema che ho adottato su suggerimento di Mario Venturi è quello di dipingere il fondo con un blu scuro, sul quale disegnare un reticolo con una tonalità più chiara. Dentro ai piccoli rombi che si vengono a definire si dipingono piccole croci con il braccio superiore più lungo .In realtà queste sono la struttura su cui dipingere i gigli che hanno nel petalo centrale quello più lungo. Poi con blu sempre più chiaro, ottenuto con l'aggiunta di carne dorada e un tocco di bianco avorio, si copre il reticolo e si dipingono luci e ombre. Per i gigli sono partito da un marrone mogano, poi schiarito con marrone arancio, ocra arancio, giallo oro e una punta di bianco per le ultime luci.

Lo stemma del nobile ha diversi riferimenti storici ma non è attribuibile ad alcun personaggio reale; diciamo che, giocando sempre con i tre colori presenti, blu, giallo e rosso, ho sviluppato questa araldica, possibile per un cavaliere francese dell' epoca. Tutte le tinte per risultare meno sgargianti sono state tagliate con terra di Siena bruciata , uniforme inglese e terra mate.

Folli ha impresso alla scena una bella dinamicità, e nell' osservarla si percepisce la vicinanza del nemico e la drammaticità del momento; le frecce che hanno colpito il destriero e ferito il nobile, danno il tocco drammatico finale alla scena .

Dipingere un pezzo non commerciale, presenta comunque alcuni problemi in più rispetto ai pezzi da scatola, in quanto la scomposizione differente a volte non rende agevole il lavoro di pittura. Detto questo ribadisco che il fascino di dipingere un pezzo unico, scolpito con bravura da Michele, è un'esperienza importante che , pur non esente da difetti pittorici,ha incrementato il mio bagaglio di tecnica e di creatività pittorica.

Da un sito dedicato alle crociate
L'URLO FINALE

Alle prime luci la nebbia è ancora fitta,
tanto che la si può toccare.
Standoci dentro i fanti vestono i ferri e formano le fila, senza contarsi.
Ognuno dietro il suo stendardo a spalla dei compagni,
in silenzio, riascoltando le voci di iersera,
trascorsa a cerar gli scudi, tra il crepitio dei fuochi,
gli odori del vino, del cuoio conciato,
e del grasso ch'unge le armature.


L'attesa s'allunga,
gli usberghi ondeggiano e ciarlano,
mentre la nebbia si riduce a fili di ragnatele
che imprigionano le gambe e i pensieri dei guerrieri.
Così, mentre si dissolve, accarezza gli schinieri, sospesa dall'erba
bagnata.
Gli uomini si cercano negli occhi:
chi ha paura? Chi dà coraggio?
I più, scoperti dalla luce coi Rosari in mano
a contar preghiere alla Madonna.


Ancora i drappi fermi, pendono,
come le braccia lungo i fianchi.
Al grido dei Baroni, s'alzano gli scudi a rispondere.
Riecheggia il nemico, or si vede pure.
Altre grida a scacciar paura e diavoli.
Finalmente muovono gli stendardi a chieder battaglia.


Gli ultimi sguardi.
Chi ha l'elmo lo calza, e si nasconde.
I respiri aumentano.
In fondo al pendio la cavalleria muove,
in ordine, prima della carica,
poi gli squilli di trombe,
il rumore degli zoccoli s'avvicina, aumenta,
ora al galoppo,
salgono, zoccoli,
clagore d'armature,
lancia in resta pronti all'urto,
i fanti puntano le lance,
ancora grida, e cavalli, e ferri, e paura,
son vicini, le aste tese, caricate del peso,
e ancora urla,
i cavalli tuonano,
odori, sudore e ancora grida,
urla e urla ancora,
è il momento , è l'impatto,
e poi ancora un urlo, finale.