Cavaliere Giovannita - Battaglia del Krak dei Cavalieri 1271


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Il KRAK DEI CAVALIERI COSTRUZIONE E PITTURA

Il KRAK dei CAVALIERI

Castello crociato del XIII secolo, costruito dai Cavalieri dell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, è forse il più grande del mondo: ha un'estensione di oltre 30.000 mq e poteva contenere una guarnigione di duemila tra soldati e cavalieri. Fu eretto sulle fondamenta di un precedente castello curdo a metà strada tra Aleppo e Damasco in posizione strategica: dominava l'unico passo che a quei tempi collegava la costa mediterranea con l'entroterra attraverso le catene montuose siriana degli Oronti e quella libanese. "Le Krak des Chevaliers", una mescolanza di parole arabe e francesi che significa "castello dei cavalieri", è la leggendaria fortezza che i Crociati costruirono a guardia del deserto, ma che non seppe arginare l'orda dei riconquistatori arabi e la caduta di Outremer ovvero i Regni Latini d'Oriente.

Capitolò dopo un assedio di circa un mese, benche' avesse riserve per 5 anni. Conquistato nel 1109 da Tancredi di Antiochia; fu ceduto in seguito all'ordine cavalleresco degli Ospitalieri che riuscirono a resistere agli assalti nemici musulmani, anche al leggendario Saladhin/Saladino, per poi soccombere nel 1271 all'astuzia e crudeltà del sultano Baybars che fece pervenire un falso ordine di resa dal conte di Tripoli. Fu infatti durante l'inverno del 1271 che al-Malik al-Zahir Baybars, detto la pantera, sultano mamelucco d'Egitto, nella sua progressiva riconquista di quelli che erano stati gli insediamenti latini, «assediò il castello per vari giorni, colpendolo con i proiettili delle sue catapulte prima che le sue truppe cominciassero l'attacco finale per occupare il castello, porta a porta, torre a torre». La conquista finale del castello, ha un finale non chiaro su quale sia stata la sorte dei cavalieri crociati che al momento dell'assalto non erano più di 200. Alcuni sostengono che i soldati sconfitti furono lasciati liberi di raggiungere la costa e di lì proseguire per i loro destini, altri invece che furono uccisi subito dopo la battaglia. Baybars ad ogni modo, in seguito alla conquista, restaurò le parti danneggiate e costruì nuove torri e la fortezza mantenne intatta la sua importanza sotto il dominio degli arabi. Il nome arabo del luogo è Qal'at al-Husn, "Qal'at" significa cittadella/fortezza e "Husn" cavalieri. La parola Crac (Krak) deriva da "Akrad" (Curdi) infatti un altro nome del sito è "Kalaat Hosson el Akrad" cioè: Fortezza dei Cavalieri Curdi.

Il Krak, imponente ancor oggi nonostante i millenni, sorge su un colle di 750 metri; solo lo spessore della prima cerchia di mura è di 24 metri , la seconda cerchia domina la prima ed infine vi è un robusto mastio che controlla tutte e due; in pratica compongono il krak tre castelli costruiti uno sull'altro ed indipendenti tra loro. Chi riusciva a penetrare la prima cinta era esposto alla reazione violenta dei soldati disposti sulle altre due.

La guarnigione del Krak aveva funzioni difensive e offensive: doveva respingere i razziatori che infestavano la zona sottostante, intercettava gli eserciti musulmani che marciavano su Tripoli e serviva come base d'attacco contro le città dell'interno.

Era quasi impossibile sferrare un attacco al Krak dei Cavalieri con le sue doppie mura perimetrali e le sue 13 torri. Le mura interne erano più alte di quelle esterne, dalle quali erano separate per mezzo di un fossato dalle pareti scoscese. La fortezza occupa una superficie di 3000 metri quadrati: essa poteva ospitare una guarnigione di 2000 soldati con relativi cavalli, equipaggiamento militare e scorte di viveri sufficienti per cinque anni. Dentro le mura si trovavano dei soffitti a volta, cappelle, botteghe artigianali, magazzini e un fitto intreccio di passaggi e cunicoli; insomma una cittadella fortificata.

Dal 1270 in poi, l'avanzata dei Mongoli, la forza dei musulmani d'Egitto, l'incapacità da parte dei signori cristiani occidentali di concludere un'accettabile alleanza con i Bizantini, le rivalità interne di Outremer fecero sì che alla fine del XIII secolo la presenza dei crociati nella zona che va dall'Armenia all'Egitto si riducesse drasticamente, scomparendo gradualmente negli anni a venire.

La Scena ritrae un cavaliere dell'ordine degli Ospitalieri conosciuti anche come Cavalieri di San Giovanni o Giovanniti , che resiste dopo l'ennesimo attacco tra le rovine della fortezza; la posa bene esprime il carattere indomito di questi monaci guerrieri che , al pari dei cavalieri Templari erano combattenti risoluti, rispettati e temuti dagli avversari, che, in caso di resa, difficilmente concedevano loro salva la vita, in virtù della loro fermezza nel non volere abiurare la fede cristiana.

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Costruzione e pittura  

Modifiche e autocostruzione Bruno Carruolo - Pittura Ugo Giberti = "BRUGO"

Pezzo di partenza: kit Pegaso 54 - 193
Pittura ad acrilico: Vallejo e Andrea Color

- Costruzione del Figurino - Bruno Carruolo

 

"Quando l'amico Ugo mi propose il progetto di trasformazione di questo figurino Pegaso, in varie pose e situazioni, mi interessò subito e sinceramente non pensavo che questa "cosa" mi avrebbe preso in modo particolare. Infatti, man mano che andavo avanti, i personaggi che studiavamo e progettavamo sullo stesso figurino, erano sempre più interessanti ed intriganti, da questo, il titolo di tutta l'operazione che abbiamo presentato a St Vincent con il display  "Variazioni sul tema..."

Inizio a descrivere l'ultima realizzazione, la modifica avvenuta sul pezzo Pegaso 54-193, per creare il cavaliere Giovannita, che forse è la più semplice, ma anche la più riuscita, sia come ideazione del figurino, che come ambientazione.

La scena è impostata in modo evocativo: il figurino, posto sotto un arco di pietra diroccato, in cima ad una scalinata a difesa dell'ingresso al maniero, sembra dire "...sono qua, chi altro vuol farsi avanti", ha un fare minaccioso, con la spada tra le mani, la bandiera e la testa di un nemico ai suoi piedi, segno di supremazia, che, come sappiamo sarà solo momentanea, visto che la fortezza degli ospitalieri cadrà dopo il lungo assedio.

Ma veniamo alla realizzazione della modifica; ho provveduto innanzi tutto a fresare via le brache in panno trapuntato, in modo da poter creare la cotta di maglia. Dopo aver steso uno strato di stucco Duro, di circa 1 mm, con un pennello di gomma e lisciato con alcool, ho inciso gli anelli della cotta, con un ago ipodermico modificato. E' stato un lavoro lunghissimo, ma il risultato val bene l'impresa. Dopo una lunga chiacchierata con Ugo, abbiamo definito come realizzare tecnicamente le mani e la spada in modo che risultassero comode da dipingere e semplici da montare a pittura avvenuta. Abbiamo optato per scolpire le mani integralmente alla spada per poi inpernarle entrambe alle braccia. Il braccio sinistro è stato ricostruito quasi completamente, unico pezzo recuperato, un trattino di avambraccio. Tutte le modifiche effettuate sono state fatte con lo stucco A+B, mentre la cotta di maglia è realizzata con il DURO.

Devo dire che questo magnifico pezzo della PEGASO si presta ad infinite modifiche, cosa che con il mio amico Ugo, stiamo studiando e realizzando.

- Pittura del Figurino - Ugo Giberti

Legenda : V Vallejo Color - An Andrea Color - C Citadel

 

L'amico Bruno ha realizzato un pezzo di grande impatto, un cavaliere tosto, un pezzo che sprizza grinta da tutte le parti. Ho cercato di dipingere il pezzo affinchè risaltasse la tunica rossa dell' ordine, senza eccedere nella luminosità, ma anche senza smorzare troppo la tinta, che ho tenuto carica schiarendola solo con dei rossi.

Il rosso l'ho ottenuto con base Rosso Carminio V e verde Napoleonico An, pian piano schiarito con Carminio, poi aumentando le luci con vermiglione V e infine con rosso scarlatto sempre Vallejo.

Le ultime luci con rojo amaranto 70829 Vallejo e un tocco di carne dorada V. Le Ombre, sono state realizzate   riprendendo dove necessario con la mescola di base diluita, poi lavaggi leggeri di nero e di marron cioccolata vallejo per uniformare e ammorbidire i contrasti . Volevo un rosso intenso e un po' vivace contrastante con quello dello scudo, più freddo, usurato,ottenuto con rojo scuro, rosso basico An pian piano schiarito con carminio e carne dorata, senza utilizzare in questo caso, rossi tendenti all' arancione e solo nelle ultime luci un tocco di carne clara V. Ho ombreggiato  come sopra, ma con il nero usato più pesantemente anche per fare piccole macchie.  Poi terre mig chiare (gulf war sand e light dust)   per l'effetto polvere diffuso anche sulla cotta di maglia negli arti inferiori.

La cotta di maglia è stata realizzata con nero lucido V pian piano schiarito con natural steel V, poi alcuni lavaggi di Smoke tamiya e Brown Ink Citadel .

L'elmo prima è stato lucidato con l'ausilio del minitrapano, poi lavaggio di nero + terra di Cassel ad olio; in seguito ho eliminato con un pennello piatto l'eccedenza di colore e ad asciugatura completata ho dato due mani leggere di smoke, togliendo l'aspetto un po' caramelloso con un lavaggio di ink nero Citadel. Quindi con una pittura selettiva ho aumentato usura, ombre e luci con nero , brown ink C e natural steel, divertendomi a pasticciare con questi tre colori un po' a caso. Massime luci con silver An, mentre la croce sull'elmo di metallo giallo, è stata ottenuta partendo da marrone chioccolata e nero V a cui ho pian piano aggiunto Bronzo An, poi lavaggio leggero con giallo clear e arancio clear tamiya.

Non mi dilungo sulla pittura dell' ambientazione e degli accessori , spendo due parole per la bandiera in lamina di piombo che ho realizzato prendendo spunto da scritte copiate da pubblicazioni come i fascicoli Osprey, "rielaborate" in modo personale, diciamo traduzioni indebite... E altre due le spendo per l'incarnato della testa mozzata, ottenuto con brown earth + ocra marrone e carne dorata V.

 

Quets' ultimo figurino è la terza realizzazione, ma non l'ultima, della serie "variazioni sul tema..." a firma del tandem BRUGO... alla prossima !

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